Parrocchia S. Ambrogio

Lonate Pozzolo (VA)

I dipinti

Come la casa, cosi la chiesa: una volta costruita, viene arredata e abbellita. Arredano la parrocchiale altari, acquasantiere e vasca battesimale, confessionali, organo e armadi; la abbelliscono le statue e i dipinti. In questo articolo considereremo esclusivamente le principali figurazioni pittoriche, e più a lungo le più antiche, più difficili da capire oggi.

Gli affreschi che coprono interamente l’abside furono il primo ornamento vistoso della chiesa costruita negli anni 1499-1510. Si sviluppano entro cinque vele o spicchi separati da lesene che si riuniscono al centro sotto l’orifiamma lignea del Padre Eterno, convergendo nella lanterna dell’edificio ottagonale, progettato e almeno in parte realizzato, come s’e detto in quel che precede. Ognuna delle vele contiene sopra la finestra tonda una figura risultante dalla sovrapposizione di elementi geometrici e vegetali che tecnicamente si chiama candelabra, la quale ospita, in corrispondenza dei suoi vari ripiani, ora animali fantastici, ora angeli musicanti; sotto la finestra tonda compaiono figure sedute appaiate di Evangelisti e di Dottori della Chiesa occidentale, vestiti di paramenti liturgici i dottori, di vesti arcaiche classicheggianti gli evangelisti, ciascuno con i suoi tradizionali simboli di riconoscimento e tutti con un libro ai piedi o sulle ginocchia pesche tutti scrittori, tutti con l’aureola perché tutti santi.

Nella prima vela sono dipinti due dottori: papa Gregorio con il triregno in testa e Ambrogio con la mitria ma senza l’usuale flagello. Nella seconda gli evangelisti Giovanni e Marco, rispettivamente con la simbolica aquila ai piedi l’uno, con il leone l’altro. Nella quarta vela gli evangelisti Luca e Matteo, con i distintivi simbolici del toro e dell’angelo. Nella quinta gli altri dottori dell’Occidente cristiano, Girolamo ed Agostino, quest’ultimo con la mitria, il primo senza, perché secondo una tradizione avrebbe preferito agli onori la vita eremitica.

Gli evangelisti Giovanni e Marco (dal "Tacuín da Luná", 1994).

Gli evangelisti Giovanni e Marco (dal “Tacuín da Luná”, 1994).

Diversa é la figurazione nella vela terza o centrale. Qui troviamo dipinto sopra la finestra tonda un sant’Ambrogio in piedi, che impugna il pastorale con la sinistra ed agita con la destra lo staffile contro gli eretici ariani, figura statuaria e imponente, vestita di una grande casula a foggia di scudo triangolare, con sopra il disegno vistoso della croce. Sotto la finestra tonda compaiono due santi, in piedi, vestiti da guerrieri, che noi riteniamo i martiri Gervasio e Protasio, normalmente associati al vescovo Ambrogio nella tradizione milanese.

I colori, raccordati all’ocra di fondo, che oggi sembrano piuttosto spenti, in origine brillavano, poiché la chiesa era meglio illuminata per luce naturale filtrante dalle finestre e dalla facciata, più vicine di oggi all’abside, quindi funzionali alla lettura dei suoi dipinti. Il restauro del 1986, compiuto dall’équipe del prof. Carli, ha reso meglio leggibili tutte le figure, svelato nel cosiddetto “bianco di san Giovanni” il motivo del brillare dei tantissimi puntini disseminati in tutta l’abside come fossero d’oro, cancellato perchè aggiunti nel 1857 i due ariani ai piedi di sant’Ambrogio destinatari delle sue frustate.

Viene spontanea qualche domanda. Chi e quando ha realizzato i dipinti? Perché delle cinque la vela centrale ha un’impostazione diversa? Quali figure avevano le tre vele troncate dell’ottagono originario?

I documenti d’archivio non aiutano a rispondere. Sono generiche e tardive le descrizioni delta chiesa lasciate dai visitatori ecclesiastici. Il primo accenno alla cappella maggiore “dipinta” é del 1585, nella relazione descrittiva del 1622 si definiscono santi e dottori i soggetti dell’abside e si citano altre figure dipinte sopra l’altare (quando tolte poi, non si sa): precisamente una Madonna in trono con bambino tra i santi Ambrogio e Nazario, patroni delle due chiese principali del paese. Tenuto conto delle figure oggi presenti e di quelle che si ritrovano nei cicli pittorici del Cinquecento, si potrebbero ipotizzare effigiati nelle vele troncate gli apostoli Pietro e Paolo, i quattro profeti maggiori (Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele) oppure qualcuna delle tante sibille, che venivano intese come profetesse.

Gli esperti d’arte che si sono occupati di questi affreschi (Pacciarotti, Bottini, Marani), li ritengono realizzati nel secondo quarto del Cinquecento: chi dice intorno al 1540, chi dieci anni dopo. Queste date si intrecciano bene con l’ipotesi della chiesa progettata ottagonale ma arricchita di navata breve durante la fase costruttiva conclusasi nel 1510, ipotesi che rende inutile pensare alla decorazione delle vele abbandonate perché mai realizzata. Gli studiosi si sono guardati bene dall’affacciare nomi di pittori, limitandosi ad invocare i modelli proposti da maestri celebri come Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari, e da pittori minori apprezzati nell’Alto Milanese come Giovan Pietro Crespi di Busto e Giacomo Lampugnani di Legnano. Si aspetta qualche idea nuova dalla tesi di laurea che Giovanna Melara ha recentemente discusso all’Università Statale di Milano.

Nella sua valutazione critica Giuseppe Pacciarotti parlava di “spunti anche notevoli” attinti dai modelli sopra citati, banalizzati pero “in un insieme pasticciato” e guastati da un ostentato intellettualismo umanistico. Intellettualistiche cioé astruse per noi, ma certamente anche per i lonatesi illetterati del passato, non sono tanto le figure dei santi e dei dottori, quanto le candelabre con gli elementi ad esse intrecciati: moduli pittorici che i dotti del tempo e chi voleva apparire tale, andarono ripetendo per qualche decennio dopo la scoperta, a Roma, della villa di Nerone affrescata con giochi decorativi analoghi.

La grande figura del patrono dominante nella vela centrale sotto una candelabra più ricca, era richiesta dopo l’aggiunta della navatella. Tale figura, capace di attrarre lo sguardo dei fedeli e dei visitatori, si conferma posteriore alle altre anche perché relativa ad un santo gia effigiato, seppure in altra posa, pochi metri più in là.

Sant'Ambrogio nell'abside (dal "Tacuín da Luná", 1994).

Sant’Ambrogio nell’abside (dal “Tacuín da Luná”, 1994).

Un discorso meno problematico comporta il dipinto di fine Cinquecento conservatosi nella prima nicchia del fianco settentrionale, dipinto che, come potete leggere cliccando qui, fu riscoperto casualmente dietro un confessionale nel 1997. Rappresenta in affresco, a colori piuttosto netti, la Madonna con il bimbo, seduta tra i santi Bartolomeo e Girolamo. Questa nicchia con l’altare interno era sotto il patronato della nobile famiglia Carcano. Dalla relazione del visitatore ecclesiastico del 1622 si apprende che sulle pareti interne della nicchia, a fianco dell’altare, erano dipinte altre due figure, di san Giovanni Battista e di sant’Ambrogio, che oggi non si vedono più perché distrutte o coperte con calce.

Gli altri affreschi presenti nel 1622 andarono distrutti parte nel Sei-Settecento, parte durante la “rivoluzione architettonica” della chiesa compiuta negli anni 1852-57. In tale occasione si sentì il bisogno di vedere dipinta la volta dell’aula, fino ad allora assolutamente bianca. Quanto fece Noè Turri nel 1857 venne “raschiato” nel 1903 da Carlo Gasparoli al quale si commissionò di dipingere nel vertice della volta grandi candelabri e motivi eucaristici, in ogni fianco una serie di cinque figure di santi. Il pittore usò colori chiari. Mancando note d’archivio, le figure dei santi vanno decifrate sulla base degli attributi simbolici che offrono, in aggiunta agli indizi di età e sesso, del vestito e della condizione sociale, fatto salvo che la palma contrassegna i martiri. Così in un fianco riscontriamo Agnese adolescente con un agnello in braccio, un re martire (forse Edoardo), un frate con libro e croce (Ignazio di Loyola?), Savina presso l’urna dei martiri Nabore e Felice, Antonio abate con barba bianca, bastone e campanella; nell’altro fianco Nazario e Celso effigiati in un sol quadro l’uno incatenato e l’altro come bambino, Lucia con i suoi occhi su un piatto, Agostino vescovo con mitria, libro e crocifisso, Perpetua in veste scura con una stella in fronte, Luigi Gonzaga in bianca cotta con giglio e croce.

Che dire dei dipinti della volta? Sono molto semplici, i simboli sono decorazioni geometriche, le figure dei santi ricalcano le immaginette della devozione popolare circolanti ad inizio Novecento.

Il motivo delle candelabre color ocra torna nelle cornici delle grandi figurazioni dipinte sulle pareti delle nuove cappelle laterali, costruite nel 1857 nel quadro del generale rinnovamento della parrocchiale voluto dal curato Regalia. Le cornici a candelabre sono opera del pittore lonatese Marino Vizzolini, le figurazioni sono invece opera di Angelo Galloni, immigrato dalla Bergamasca che dipinse in varie località lombarde e da ultimo in California, dove morì nel 1953. In particolare le figurazioni risalgono agli anni 1947-48, e sono quasi tutte “sponsorizzate”, cioè sono finanziate da associazioni e privati, i cui nomi sono ricordati nei cartigli sottostanti. Per avere un’idea di come esse sono disposte nella chiesa ho realizzato la piantina qui sotto. Le miniature degli affreschi sono cliccabili: cliccando su ciascuna si può ammirare la corrispondente versione ingrandita.

pianta_affreschi

Cappella di San Giuseppe. È la prima sulla sinistra entrando nella chiesa. In essa si trova una statua di Sant’Anna e si vedono:
1) sulla sinistra, la morte di San Giuseppe, circondato da Gesù, Maria e due angeli, soprastata dalla scritta « San Giuseppe, Patrono della Buona Morte », mentre sotto sta scritto « Dono Fam. Tacchi Gaspare », il committente dell’opera;
2) sulla destra, la Sacra Famiglia con la scritta « San Giuseppe patrono del lavoro », ed infatti il santo è intento al suo lavoro di falegname. Sotto si può leggere « Dono Circolo di San Giuseppe ».

Cappella di Sant’Antonio da Padova. È la seconda sulla sinistra entrando nella chiesa; dal 1939 al 1948 fu per breve tempo dedicata a San Giuseppe. In essa si vedono:
3) sulla sinistra, Sant’Antonio rapito in contemplazione, sopra il quale è leggibile il cartiglio « Il Santo della Pietà », ed è stata donata dai coniugi Ida e Severino Mora;
4) sulla destra, il Santo nell’atto di distribuire il pane ai poveri, sopra il quale è leggibile il cartiglio « Il Santo della Carità ». Sotto l’affresco si può leggere: « L’Azione Cattolica al Parroco Don Antonio Tagliabue nel suo XXX di Messa. ».

Cappella del Sacro Cuore di Gesù. È la terza sulla sinistra entrando nella chiesa. Inzialmente dedicata a San Giuseppe, venne rititolata nel 1906. In essa si vedono:
5) sulla sinistra, il Buon Pastore, con la dedica « Dono della Signora Ester Cerati Bosisio »;
6) sulla destra, l’apparizione del Sacro Cuore a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Il cartiglio sottostante recita « Dono del Parroco Don Antonio Tagliabue », che pagò di tasca sua l’opera essendo un grande devoto del Sacro Cuore.

Cappella del Rosario. È la terza cappella sulla destra entrando nella chiesa, cioè sul fianco sud di essa. Leggiamo nel “Liber Chronicus” della parrocchia che l’8 dicembre 1947, festa dell’Immacolata Concezione, fu inaugurato l’altare di questa cappella, il primo ad essere dipinto dal Galloni. In essa si vedono:
7) sulla sinistra, la Presentazione di Maria Bambina al Tempio, tema tratto dai Vangeli Apocrifi, nonché « Dono Fam. Carlo Cavestri »;
8) sulla destra, l’Annunciazione, « Dono dell’Oratorio Femminile », come ricorda il cartiglio sottostante.

Cappella del Crocifisso. È la seconda sulla destra entrando nella chiesa. Inizialmente era decorata con i 15 misteri del Rosario, ma nel 1857 fu ridedicata a Gesù in Croce; è in questa cappella che, il Venerdì e il Sabato Santo, si allestisce nella Chiesa il Sepolcro di Cristo (il popolare “Scurolo”). In essa si vedono:
9) sulla sinistra, il Tradimento di Giuda, sovvenzionato dalle Consorelle del SS. Sacramento;
10) sulla destra, il Pentimento di Pietro, dono di Pietro Soldavini fu Stefano.
Di tale cappella parleremo più diffusamente nel seguito.

Cappella di Sant’Ambrogio. È la prima sulla destra entrando nella chiesa; subì varie ridedicazioni, passando dallo Spirito Santo al Crocifisso e poi all’Immacolata; in tale veste ospitava una riproduzione della grotta di Lourdes, mentre oggi una copia della grotta di dimensioni maggiori si trova all’esterno della Chiesa, nel sito dell’antico cimitero. In essa si vedono:
11) sulla sinistra, la Conversione di Sant’Agostino, « Dono del Signor Lindelli Francesco Ambrogio », come recita il cartiglio sottostante;
12) sulla destra, la Proclamazione a vescovo di Sant’Ambrogio.
La Cappella di Sant’Ambrogio nella sua sistemazione attuale fu inaugurata il 7 dicembre 1948 dal prevosto di Gallarate Antonio Simbardi; la statua in legno massiccio del Santo Patrono, lavorata in Val Gardena su disegno di Walter Pizzi, è contenuta in una nicchia con finestrelle per illuminarla. Ai lati della nicchia Galloni ha ritratto i santi Gervasio e Protasio, le cui reliquie furono ritrovate da Sant’Ambrogio: questa è dunque l’unica cappella che conserva quattro affreschi di Galloni.

Realizzate con colori di tonalità varia, ineccepibili nel disegno complesso e realistico, le dodici scene sopra descritte presentano figure classiche dell’iconografia cristiana di ogni tempo. Nelle figurazioni c’erano in passato e ci sono oggi alcune ripetizioni: una spiegazione va cercato nel fatto che certi soggetti, vivendo di devozione duratura, furono rinnovati perché i dipinti antichi non si leggevano più o non piacevano più.

Nessuno dei dipinti considerati ha il valore di un Raffaello; eppure per i lonatesi valgono molto, non solo per ragioni affettive nei confronti della loro chiesa, ma anche come eloquenti testimonianze di tendenze artistiche diffuse nell’intera regione. Purtroppo i lonatesi stessi non li conoscono abbastanza, ed io spero con questa mia descrizione di aver colmato la loro lacuna, affinché li stimano adeguatamente e si soffermino ad ammirarli al termine della Messa. mentre escono dalla Parrocchiale.

Uno dei santi della volta (foto del mio amico dottor Franco Barzaghi).

Uno dei santi della volta (foto del mio amico dottor Franco Barzaghi).