Parrocchia S. Ambrogio

Lonate Pozzolo (VA)

Prima della ricostruzione del 1499 e dopo: cenni di storia e di architettura

La chiesa iniziata nel 1499, per la quale si accendono quest’anno 500 candeline, non é la prima chiesa intitolata dai lonatesi a Sant’Ambrogio. Sulla stessa area e con la stessa dedica sorgeva un’altra chiesa, più piccola, probabilmente preceduta da un’altra ancora, inserita nel castello. Cerchiamo di chiarire brevemente, documentando.

Il 12 maggio 1303, con atto stilato dal notaio Giovanni Bonalanza, il sacerdote Giovanni Maridati, “beneficiario delle chiese di sant’Ambrogio e di san Nazaro”, acquistava dai fratelli Carcano un sedime di casa nell’area del castello di Lonate presso la porta del mastio (ubi dicitur in Castelo prope portam Castri). Il 24 febbraio 1337, alla porta del castello, lo stesso Maridati stipulava il contratto per l’acquisto di un campo in Lonate (rogito Bariolo Bodio). Sono noti, dopo il Maridati, per il Tre e Quattrocento, una decina di rettori, equamente divisi tra le due chiese del borgo: sant’Ambrogio e san Nazaro.

Il castello (castellum), un recinto fortificato di mura o di palizzata, contenente nella zona più sicura il mastio (castrum) e altri corpi di fabbrica, é costruzione tipica del Medioevo, sita ai margini di ogni centro abitato, generalmente sopra un rialzo, edificata dal signore del luogo per proteggersi dai nemici. Il castello di Lonate doveva sorgere sul dosso corrispondente all’area dell’attuale chiesa di sant’Ambrogio. Scriveva Cesare Cantù nel 1858: “Due anni fa, vicino al campanile fu trovata la base d’un torrione del castello”. Non si sa quando precisamente il castello era sorto e fino a quando si mantenne in efficienza, via via arricchito di abitazioni e costruzioni interne, tra cui una chiesetta, se già non esistente fin dall’inizio, officiata da un cappellano a servizio del signore, mentre giuridicamente la comunità cristiana locale continuava a dipendere dal clero del centro capopieve (Lonate dipendeva da Gallarate). Nel secolo XI o XII, al sorgere dei comuni, i Lonati, da ritenersi signori del luogo e costruttori del castello, come tanti altri nobili del contado si trasferirono in città. I documenti citati lasciano intendere che all’inizio del Trecento il complesso castellano era ormai smembrato ed i Carcano vendevano le quote o parti di cui erano entrati in possesso. Intanto, da qualche decennio, la comunità di Lonate, denominata borgo nel 1234, aveva istituito un beneficio per un sacerdote stabilmente residente, officiante nella chiesa di sant’Ambrogio, che la comunità aveva quindi sottratta ad eventuale uso privato e che, con l’erezione del beneficio, aveva ristrutturata o ricostruita a misura delle 300-400 persone abitanti nel quartiere settentrionale del borgo (al quartiere meridionale serviva la chiesa di san Nazaro, sita in fregio all’attuale piazza Mazzini).

Purtroppo i documenti non dicono nulla di esplicito in merito alla configurazione architettonica della chiesa di sant’Ambrogio. La dobbiamo pensare simile ai tanti edifici sorti in epoca tardo-romanica nel Milanese: edifici bassi in pietra o mattoni, con aula generalmente ad abside unica, copertura a capriate, finestre strette nelle pareti e tonda nella facciata, campaniletto quadrato, piccola sagrestia.

Nel Quattrocento la chiesa di sant’Ambrogio, come altre del circondario, per fronteggiare le esigenze di culto connesse alla istituzione di cappellanie da parte di benestanti, dovette dotarsi di altari minori, lungo le pareti laterali dell’aula: nel 1372 il sacerdote Beltrame Carcano fondò la cappellania di san Bartolomeo, nel 1450 donna Agnese Canziani quella della Madonna della Rosa; nel 1461 i fratelli Gabriele e Giacomo Piantanida la cappellania di san Pietro Martire. Atti notarili del tempo chiariscono che ciascuna di queste cappelle con altare era “costruita” dentro la chiesa. Della cappella Carcano ovverosia dell’altare di san Bartolomeo sono giunti sino a noi un tondo in arenaria con l’effigie del santo ed una lapide che ricorda la sistemazione della cappella nell’anno 1481.

A quel punto anche la chiesa di sant’Ambrogio, carica di secoli di vita, aveva bisogno di una sistemazione. Alla riparazione si preferì la ricostruzione in tutti mattoni che, iniziata nel 1499, interrotta dalle guerre per il dominio del Milanese e da una pestilenza intermedia, andò a compimento soltanto nel 1510, nella forma di un edificio che attente analisi recenti consentono di pensare a pianta ottagonale di gusto bramantesco. Il risultato raggiunto non fu pienamente soddisfacente, se Giovanni Guidi, testando nel 1512, disponeva per i fabbricieri di sant’Ambrogio una oblazione in fabricando et ordinando ipsam ecclesiam, come già detto in quel che precede.

Le relazioni descrittive e le ordinazioni dei visitatori ecclesiastici, numerose a partire dal 1566, chiariscono, se dettagliatamente raffrontate, sia la configurazione raggiunta dalla chiesa di sant’Ambrogio nel 1560, sia la sua evoluzione successiva. Dai lavori conclusi nel 1560 usciva una costruzione a volta continua, dotata di cappella maggiore (o presbiterio) con abside affrescata e di sei cappelle laterali, della sagrestia e di un campaniletto con tre campane. La cappella maggiore misurava cubiti 24 x 26 (m 10 x 11), l’aula o navata cubiti 68 x 30 (m 28 x 13). La cappella maggiore aveva tre finestre grandi in basso e cinque piccole in alto, l’aula tre finestre per ogni lato. Le cappelle minori, tre in ogni parete laterale, simmetricamente contrapposte, più piccole le ultime due, avevano forma di nicchia. La sagrestia, coperta a volta, aveva una stanza sopra, per il custode. La torricella campanaria gravava sull’arco del presbiterio. Il cimitero circondava la chiesa su ogni lato, settentrionale escluso, perché occupato dalle case parrocchiali.

Fra tutte le operazioni elencate meritano, in questa sede, attenzione i lavori compiuti a meta Ottocento, dal quali la chiesa usci con le forme e in parte con i colori che presenta oggi. Le sei nuove cappelle laterali, più alte e profonde di quanto fossero le sei nicchie antiche, allargando l’edificio venivano ad alterare la netta e slanciata sagoma cinquecentesca, lodata dallo storico Moriggia. Nell’aula riservata ai fedeli, articolata in sei campate, le nuove cappelle sono collocate in serie, una per campata, a partire dal presbiterio, lasciando libera la prima campata. Le antiche nicchie invece, occupando anche la prima campata, si accostavano, si ancoravano al presbiterio. E’ recentissima, del 1997, la scoperta delle due simmetricamente contrapposte nicchie cinquecentesche più vicine al presbiterio, ancora affrescata quella del fianco nord. Lo scarto di posizione tra le cappelle laterali del 1857 e le nicchie cinquecentesche spiega e giustifica il passaggio dell’altare del Rosario, con i lavori del ’57, dal secondo al primo posto nell’ordine delle cappelle del fianco sud. Per l’altare della Madonna del Rosario, di forte richiamo devozionale, si era voluto fin dal Seicento trasformare la sobria nicchia primitiva in cappella ampia, adorna di marmi preziosi; il che deve avere sconsigliato nel 1857 di trasferire l’intero impianto ad altro sito. L’antico accostamento delle nicchie in serie alla cappella maggiore, che peraltro torna gradito alla nostra immaginazione, solleva il dubbio ed alimenta l’ipotesi che la chiesa “picciolina” di cui é attestato l’ampliamento nel 1560, non fosse più a pianta ottagonale ma gia comprendesse il tratto di navata con le sei nicchie: d’altronde il travagliato decennio bellico in cui l’edificazione andò a realizzarsi fra interruzioni e riprese, può ben aver maturato l’abbandono del progetto a pianta ottagonale e l’inserimento, in corso d’opera, di una navatella nell’ottagono iniziale. Il diverso colore dei mattoni tra la prima e la seconda metà del fianco settentrionale della chiesa (vedi figura sottostante) sembra incoraggiare questa nuova ipotesi.

L'abside della Chiesa Parrocchiale fotografata il 26 giugno 2011.

L’abside della Chiesa Parrocchiale fotografata il 26 giugno 2011.