Parrocchia S. Ambrogio

Lonate Pozzolo (VA)

L’ossario nel cimitero di Sant’ambrogio

Nel febbraio dell’anno 1903 venne distrutta per ordine del sindaco Ulisse Bosisio una cappella-ossario in mattoni, che “stava a destra della chiesa parrocchiale” e che si presentava pericolante, con vistose crepe e abbondanti cadute di calcinacci. Il sindaco dispose che le ossa contenute nell’edicola fossero portate al cimitero comunale. La notizia non ha avuto modo sinora di essere verificata.

È noto che a sud della chiesa si estendeva l’antico cimitero, rimasto in funzione fino al 1817, quando cominciò ad essere usato il cimitero fuori borgo (oggi Parco delle Rimembranze). Nel cimitero di Sant’Ambrogio i defunti erano seppelliti nella nuda terra, e i corpi si decomponevano nel giro di pochi anni; periodicamente l’area cimiteriale veniva sgombrata delle ossa per fare posto alle nuove sepolture. Sull’angolo sudovest di quest’area venne costruito nel 1635 il campanile. Un muro di recinzione collegò il campanile alla chiesa e delimitò, a sud, il cimitero rispetto alla strada adiacente che dalla piazza conduceva alle abitazioni dei vicini. Poi, nel 1776, al posto del muro perimetrale venne costruito il chiostro a colonne ed archi, costituito da 14 scomparti, affrescati con le 14 scene della Via Crucis, aventi ciascuno sotto il pavimento di granito una camera sepolcrale. Questi sepolcri non erano per la gente comune, ma erano riservati alle famiglie benestanti che prima vantavano il diritto di sepoltura all’interno della chiesa, diritto invalidato verso il 1770 dalle nuove norme igieniche imposte dalle riforme illuministiche.

ossario1856

Chiostro, campanile, chiesa sono ben disegnati nella pianta di Lonate del 1856 riprodotta qui sopra, che rappresenta l’area di Sant’Ambrogio. Era l’anno in cui la chiesa cominciava ad andare soggetta a trasformazioni lungo i fianchi con l’inserimento di cappelle profonde in luogo delle nicchie cinquecentesche. Il fianco sud della chiesa, che nel 1856, a differenza del lato nord, non era stato ancora toccato dalla trasformazione, presenta nel disegno due sporgenze preesistenti: al centro, la cappella del Rosario, già resa profonda qualche decennio prima sotto l’impulso della devozione popolare, ma anche una costruzione a pianta trapezoidale, contrapposta al campanile, che fino ad oggi rimaneva misteriosa, ed alla quale finalmente possiamo dare un nome e una giustificazione.

Quella costruzione trapezoidale era l’ossario. Lo voleva San Carlo presso tutte le chiese parrocchiali fin dalle Instructiones fabricae ecclesiasticae del 1570: un’edicola espositiva di teschi, per mettere sotto gli occhi del pubblico « l’efficacissimo per mai peccare novissimo della morte », oltre che per incentivare la preghiera per i defunti.

Nei paesi, dai più grandi ai più piccoli, le chiese, a poco a poco, si dotarono di cappelle-ossari, benché queste, forse per le loro ridotte dimensioni, non siano talora menzionate negli atti delle visite pastorali. L’ossario di Lonate, come indica la pianta, doveva essere invece piuttosto grande.

San Carlo, nella sua visita a Lonate del 1570, aveva fissato la tabella di marcia per completare di quanto necessario la chiesa di Sant’Ambrogio, che era stata costruita tra il 1499 e il 1520: vestibolo, rosone e portine laterali nella facciata, sagrato davanti, campanile a lato, organo dentro. A tutti questi desideri la comunità lonatese soddisfece entro il 1622; ultimo il campanile, che fu costruito dopo la peste, nel 1635. L’anno seguente l’invasione franco-sabauda, connessa alla battaglia di Tornavento, mise in ginocchio il paese. Seguirono tristi anni di carestie e di crisi sussistenziali.

La cappella-ossario di Lonate dev’essere stata edificata in seguito, nell’ultimo Seicento, forse nel contesto diocesano di un rilancio pastorale generalizzato del tema della morte, se anche a Busto Arsizio l’edicola dell’ossario (o mortorio) venne costruita nel 1690. All’ossario presso la parrocchiale di Lonate si fa cenno per la prima volta negli atti della visita di monsignor Corradi nel 1706. Allora presso l’ossario era collocata una capsula pro mortuis, una cassetta per le offerte. Queste offerte erano amministrate da due laici, un Carcano e un Bollazzi, e venivano utilizzate per la manutenzione dell’ossario e per la celebrazione di uffici e messe per i defunti. È possibile che i pittori che nel 1778 affrescarono la Via Crucis mettessero elementi decorativi o figurazioni opportune sulle pareti dell’ossario, se già non ve n’erano. Demolita l’edicola dell’ossario, nelle vecchie fotografie rimane traccia sulla parete esterna della chiesa delle cornici di fondo dell’edicola, che ce ne suggeriscono l’altezza e la struttura a scomparti. Tali cornici sono, per esempio, ben visibili nella foto del 1934 riprodotta qui sotto, che ritrae i funerali dell’ex sindaco Ulisse Bosisio (il carro funebre apparteneva ad Enrico Mismirigo, bisnonno materno dell’autore di questo sito). Nulla sappiamo per ora di come fosse la parte anteriore dell’ossario, cioè la facciata, e come fossero collocati i teschi in esposizione dentro l’edicola. L’area dell’ossario venne poi incorporata nel magazzino costruito nel 1954.

funerali_Bosisio